Villa bifamiliare - Rivalta di Torino
Silvio Gallina
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Il progetto è nato da una molteplicità di esigenze espresse dalla committenza a fronte di criticità nel vivere la loro casa rilevate nel corso degli anni e divenute oramai insostenibili, a partire dall’ingente spesa sostenuta per garantire un buon comfort termico interno ad un volume privo di protezione adeguata. A riprova di ciò parla l’edificio che, realizzato ed abitato fin dal 1967, si sviluppa con una struttura portante in cemento armato al piano seminterrato e un elevato in muratura forata perimetrale a cassa vuota, la cui pilastratura si chiude con una soletta latero-cementizia di 12 cm di spessore aggettante sulla balconata sottostante e sormontata da una copertura leggera.

Un secondo fattore significativo per la pianificazione dell’intervento di ristrutturazione è stato costituito dalla richiesta di ottimizzare la ridistribuzione interna dei locali abitativi, ampliandone la superficie disponibile. Considerando i vincoli geometrici del lotto e quelli imposti dal PRGC, risultava necessario sviluppare la superficie in altezza,  sopraelevando il fabbricato di un livello. A fronte di tale soluzione si è verificata la capacità portante della soletta di copertura esistente risultata inadeguata alla nuova funzione: individuando le sedi della pilastratura di supporto si è dunque provveduto ad eseguire una struttura portante puntuale fondata sull’estradosso perimetrale in cemento armato del piano interrato ed ancorata all’estremità superiore ad una nuova soletta leggera posta in estradosso all’esistente e non collaborante. Infine la struttura di copertura in legno lamellare ha definito il secondo livello mansardato.  Il precedente sistema era costituito da un piccolo padiglione a quattro falde, molto basso e soprattutto non isolato, ragion per cui è risultato abbastanza semplice motivare la sua sostituzione: visti alcuni problemi statici rilevati durante lo studio progettuale si è optato per una struttura portante in legno lamellare. Per vincoli di altezza e di distanza dal confine del lotto si è deciso di realizzare la nuova copertura sulla base di una geometria  a due falde, caratterizzandola con l’apertura di due ampi abbaini simmetrici rispetto alla linea di colmo posta lungo l’asse nord/sud e contribuendo così a incrementare il volume abitabile interno aumentandone l’altezza utile.

Entrando nel merito della stratigrafia materica il piano di copertura è stato rivestito esternamente con un manto in tegole laterizie disposto su supporto ligneo garantendo, così, la ventilazione adeguata; al di sotto del graticcio ligneo è stato steso un pacchetto di materiale isolante ROCKWOOL  a doppia densità di 30 cm di spessore, appoggiato a sua volta su un tavolato e sorretto dalla struttura in legno a vista. Al fine di massimizzare le prestazioni dell’intero complesso della copertura e poter così raggiungere un traguardo termico importante nel corso dell’anno, con relativi benefici per la committenza, tale soluzione progettuale si configurava particolarmente congeniale soprattutto se associata al piano di intervento previsto per la coibentazione dell’edificio sottostante.

Il progetto termico complessivo dell’involucro, infatti, indicava lungo le superfici di facciata la scelta di un cappotto termico adeguato a correggere i ponti termici causati dalla presenza di materiali diversi nello spessore della muratura: in particolar modo il suo elevato spessore, pari a 12 cm costante lungo tutta la superficie verticale, ha pressoché annullato l’effetto del ponte termico dovuto al salto di spessore sotto i serramenti dove erano collocati i radiatori.

Il cappotto è stato dunque eseguito con pannelli in lana di roccia a doppia densità, che ha fornito un idoneo contributo massivo, permettendo di  migliorare le prestazioni termiche estive e acustiche. La precedente assenza di materiale isolante è stata determinante nella scelta di utilizzo di un cappotto termico da 12 cm tale da avvolgere interamente l’edificio e risentire meno della composizione delle murature stesse.

Analoga strategia è stata adottata per isolare i piani di calpestio interni collocando lo strato coibentante al di sotto del massetto di allettamento e interponendo tra i due livelli il sistema di impianti. Lo spessore della pannellatura isolante a pavimento è di 10 cm ad elevata densità. Complice l’altezza interna dei locali esistenti, pari a 3 mt., l’inserimento dello spessore coibentante a pavimento non ha comportato una perdita consistente di volume abitabile. In corrispondenza dei balconi e degli aggetti, poi, l’importanza di correggere i ponti termici causati dalle solette passanti ha comportato l’inserimento di  10 cm di materiale isolante sia all’intradosso che all’estradosso del piano per circa 1 mt. di profondità, ripresi poi in verticale dal cappotto termico; in questo modo la linea immaginaria dell’isolante non è mai interrotta ed i ponti termici si possono considerare risolti.

Lungo le facciate si individuavano punti critici in corrispondenza degli avvolgibili esistenti, ragion per cui si è optato per la sostituzione di tale sistema di oscuramento mediante l’inserimento di serramenti dotati di controtelai fissi, studiati per la posa in edifici passivi, che permettono di portare il nuovo serramento ad elevate prestazioni ed un discreto peso proprio; non è stato necessario inserire ombreggiamenti estivi poiché la geometria stessa dell’edificio assolve benissimo al compito.

Un altro elemento di discontinuità termica lungo la facciata era rappresentato da un contrafforte, figlio delle scelte compositive adottate in fase di realizzazione del fabbricato, che si è deciso di mantenere quale trait d’union tra presente e passato. Costituendo esso un ponte termico alquanto rilevante si è proceduto a eseguire un taglio parziale della muratura retrostante al contrafforte sia per consentire l’inserimento di uno strato isolante lungo l’intercapedine che per poi successivamente ripristinare la muratura interna. Per evitare passaggi d’aria l’isolante inserito ha completamente riempito l’intercapedine disponibile, in modo da evitare possibili ristagni di umidità.

A supporto dell’intervento di isolamento termico eseguito sulla struttura dell’edificio si è provveduto a dotare il sistema di pannelli solari sul piano di copertura e di un impianto centralizzato di ventilazione meccanica controllata (VMC) con recuperatore di calore, con l’obiettivo di ottimizzare la resa termica del volume coibentato ed il comfort interno.

Ristrutturare un edificio e raggiungere prestazioni termiche molto elevate comporta inoltre un’elevata attenzione in fase di posa.

L’edificio è stato progettato per avvicinarsi al traguardo della passive haus. L’intervento ha infatti condotto alla definizione, attualmente teorica, di un consumo energetico del sistema abitativo quantificato in 20 kWh/m2 anno. La verifica di tale condizione verrà eseguita mediante un monitoraggio nell’arco del primo anno di occupazione dell’immobile che consentirà alla committenza di imparare a convivere con questo nuovo “organismo casa” senza necessariamente stravolgere le proprie abitudini di vita.

Commenti presenti: 1

Molto interessante! A quanto ammonta la spesa per questo tipo di intervento?

Commento inviato da bertoncellonicola il 12 Dicembre 2012

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